Man of Roma. Un blog di riflessione basato sul dialogo

Mario. Il tuo è un blog di riflessione, o, come si dice in inglese, un thoughtful blog. Come avviene questa riflessione? Perché parli di pensiero dialettico? Sembra di tornare agli incubi della scuola. Che cosa vuol dire? Non è per niente chiaro.

MoR. Vuol dire semplicemente che in un blog come quello del Man of Roma il pensiero si sviluppa come un dialogo. E questo almeno a tre livelli. Innanzitutto c’è il dialogo all’interno della mente di chi scrive. Cerchiamo, contrapponiamo opinioni, posizioni. Il dialogo può non essere evidente ma esiste sempre nella mente, che passa da un’idea all’altra, superando le posizioni precedenti, cercando chiarezza. Poi però bisogna uscire dai confini della propria mente, che da sola non arriva molto lontano. Ecco allora il dialogo tra chi scrive e gli autori esterni, passati o viventi.

Mario. Per autori esterni intendi i libri o degli intellettuali in carne e ossa con cui ti confronti?

MoR. Mi riferisco principalmente ai libri. Non sono un intellettuale conosciuto, non posso intrattenere a casa mia un simposio di menti illuminate. A volte mi è successo, ma non spesso. Quindi mi riferisco ai buoni libri in generale e ai classici in particolare. Bisogna elevarsi sopra la superficialità del mondo presente, dare più spessore alle nostre giornate. Le buone letture permettono di farlo in un modo che è alla portata di tutti.

Mario. Mi sembra però una cosa libresca, da topo di biblioteca. E’ questo che proponi ai giovani? Ammuffirsi circondati da libri invece di tuffarsi nella vita reale?

MoR. I libri comportano dei pericoli, come ogni cosa. Se sono una fuga dalla realtà non va bene. Bisogna ispirarsi agli uomini dell’umanesimo e del Rinascimento italiano. Quella del ‘dialogo con i classici’ divenne una pratica fruttuosa  degli umanisti italiani e poi del Rinascimento.  Petrarca scriveva addirittura lettere a Cicerone e a Livio. Machiavelli, dopo una giornata di lavoro, si toglieva i vestiti impolverati, si rassettava e, ritiratosi nella sua biblioteca entrava in dialogo con i classici. Poneva loro domande su tante cose della vita, e loro gli rispondevano. Non si trattava di una cosa libresca, bensì di qualcosa che ispirava nel rapporto con i problemi reali. Si cercava inspirazione per il presente e per il futuro. L’umanesimo e il rinascimento italiano, guardando al passato, in realtà preparavano il futuro. Una cosa non facile da capire oggi. Ma è anche grazie alla riscoperta del mondo antico che l’Europa  ha fatto il grande balzo che l’ha portata a dominare il mondo. Il mio post sul metodo approfondisce il tema del metodo dialettico.

Mario. Capisco. Però non c’è un dialogo vero in tempo reale con persone vive del tuo tempo?

MoR. Certo. E’ il terzo livello, il dialogo con i lettori del blog (oltre che con amici e persone conosciute nella vita reale). Ovviamente ho amici (te, per esempio), colleghi e conoscenti con cui discuto di tutto. Ma l’esperienza del blog in inglese è stata fondamentale. Mi ha permesso di dialogare con persone provenienti da varie parti del mondo. Una cosa molto stimolante, elettrizzante direi.

Mario. Quindi, riassumendo, il tuo blog si basa sulla dialettica come metodo di ricerca. Si tratta quindi di 1) un dialogo nella mente, 2) un dialogo tra la mente e quella degli scrittori che ti interessano e infine 3) un dialogo diretto con i lettori, oltre che con amici e persone conosciute nella vita reale.

MoR. Esattamente. Sì, direi che è proprio così. Procedo in questo modo. Non so ancora esattamente dove questo mi porterà, ma questo è il succo del mio metodo. Essendo un filosofo della strada, non mi basta un blog. Ho bisogno di procedere seguendo un metodo. Si vedrà con il tempo se tutto questo porta a qualche cosa.

Scrivere come antidoto alla mente bollita

Perché hai deciso di ricominciare a scrivere dopo tanto tempo e su argomenti così diversi dall’informatica?

Beh, l’informatica è stata per me una grande avventura. Ma ero un po’ stufo e in fondo mi cominciava a impoverire, per come sono fatto io e gli studi da cui provengo. Per cui ho pensato che i blog fossero l’occasione e lo stimolo giusto. E così è stato. Il blog del Man of Roma è stato di enorme stimolo per riprendere le vecchie passioni umanistiche e ha anche avuto il suo piccolo successo, nonostante le materie non proprio facili trattate. In poco più di 14 mesi e con soli 81 post ha quasi raggiunto i 100.000 hits, che per me va già ben oltre ogni aspettativa. Importante è stato anche il fatto che si sia sviluppato un certo dibattito (più di mezzo migliaio di commenti, alcuni molto lunghi) sulle cose esposte.

Il motivo che mi ha spinto a scrivere è stato in fondo però un altro.


Un altro motivo oltre il desiderio di evasione intellettuale dal mondo delle reti informatiche?

Sì, il motivo è stato quello di reagire all’invecchiamento della mente. Cioè, ho ripreso a scrivere soprattutto come antidoto alla mente bollita, come aiuto alla memoria e alle altre facoltà della mente che tendono a sfilacciarsi con l’età.

Scrivere in fondo è studiare, almeno per come lo concepisco io, e quindi è stato un ottimo modo per riprendere veramente a pensare, reagendo agli anni e anche al logoramento intellettuale che mi veniva dal lavoro di ingegneria dei sistemi che ormai non mi dava più gli stimoli di una volta.